Confidenze ai familiari
«II mio cuore di Sacerdote vuole parecchio bene a tutte le mamme e in questo momento, pensando alla mamma mia, mi si intenerisce il cuore e delle gocce come di rugiada fanno capolino sul mio ciglio e – lo confesso – mi fanno bene. Ho sempre tanto pianto nella mia vita, fin da nove anni quando mia mamma morì, e ora piú che mai ne sento il bisogno e la necessità».
«Finché si ha una mamma non si è mai vecchi e non si dovrebbe esser mai tristi».
«Oh, sì, le mamme non dovrebbero mai morire».
«Carissima sorella, il 20 maggio prossimo come ricorderai ricorre il quarantunesimo anniversario della morte del carissimo papà. Cosa daremo ai nostri genitori che con Dio ci hanno dato la vita? Tra i piú cari e commoventi ricordi del babbo mi sovviene che quando, morta la cara mamma, mi prese a dormire con sé, sempre, sempre, ogni sera, a letto, dopo il Rosario nella stalla, si pregava per la mamma e quando io preso dal sonno più non rispondevo, mi chiamava e diceva: Dormi già? E la mamma? Preghiamo ancora. Poi mi lasciava dormire e chissà quanto lui continuava a pregare. Allora, piccoletto, non comprendevo tutto, ma che cari ricordi veduti a sessant’anni! Però consoliamoci; li riabbracceremo in cielo».
«Io benedico sempre quel giorno quando, ancora in famiglia, andando nei campi del Barco trovai nel fango una immaginetta sdrucita con queste parole: Beata, felice l’anima che ha trovato e sa trovare Gesù nell’Eucaristia».
«Anni belli davvero, quelli! Che semplicità nella nostra vita! Che gioia nel nostro pur pesante lavoro! Che poesia attraverso i nostri prati smaltati di fiori! Che soddisfazione al formidabile appetito quando ti vedevamo spuntare da lontano giuliva e frettolosa con la sporta del mangiare! E quando alle 15 del sabato le gioiose campane ci cantavano improvvise: Domani è festa, domani vi vestirete a festa, domani la Messa, la Comunione… domani i Vespri, la S. Benedizione alla sera, e i canti in onore della Madonna…Sono cose, per chi come noi ha avuto in dono la fede, troppo belle, troppo grandi, troppo gaudiose, che si possono tacere, tenendole nel fondo del cuore, ma che non si possono dimenticare!».
«Se mi ricordo! E come! Le Sile, il Barco, il «Capitelo»… E ti sovviene lo zio pieno di contentezza buttare per l’aria il cappello e a volte gli stessi strumenti di lavoro quando le campane suonavano ad annunciarci la Domenica vicina? Non ti sono mai sembrato un pazzo, pazzo di gioia?».
«Tuo zio fin da quando godeva e nel suo cuore cantava da giovinetto, in casa, la vita della natura e la incantevole poesia dei campi, si segnò per motto: Tutto a gloria di Dio, amando sempre meglio le anime. Tuo zio trova, a distanza di tanti anni, che continuamente, ogni giorno, possiamo amare sempre meglio, sempre meglio. E questo pensiero – oggi posso amare meglio di ieri, domani potrò amare meglio di oggi – mi entusiasma, mi fa cantare il cuore».