Pia Unione delle FSMI
MORNESE, Diocesi di Acqui e Provincia di Alessandria
FIGLIE DI SANTA MARIA IMMACOLATA
La pia unione delle Figlie di S. Maria Immacolata ebbe il suo inizio a Mornese tra il 1851 e il 1853, per ispirazione di una giovane, Angela Maccagno (1830-†1890) che, radunate alcune compagne, dietro suggerimento del sacerdote Domenico Pestarino (1817-†1874) stilò un primo regolamento, poi rivisitato da Giuseppe Frassinetti (1804-†1868). Il teologo genovese, priore della parrocchia di Santa Sabina, fece assumere al sodalizio una configurazione che superava il contemporaneo associazionismo laicale come anche il tradizionale modello della monaca di casa. Si trattava di un’associazione di giovani donne che, restando nel mondo, volevano consacrarsi a Dio con i voti, ma organizzate in forma comunitaria, con proprio regolamento e sotto l’obbedienza di una superiora, dedite all’apostolato giovanile per molti aspetti simile all’Opera di S. Dorotea. Frassinetti elaborò due regole, quella del 1855 (pubblicata a Genova nel 1856) e quella del 1863 che prese nome di Regola delle Nuove Orsoline, ispirata al modello mericiano. Le vicende del Ricorso alla S. Sede tra il 1863 e il 1867 rendono evidente l’intendimento del Priore di difendere questo modello di consacrazione da possibili deviazioni giuridiche e carismatiche, consapevole che le novità apportate rischiavano di essere fagocitate in schemi tradizionali. La contemporaneità dell’avvio delle due istituzioni – a Genova nel 1856, a Mornese il 9 dicembre 1855 nella cappella di casa Pestarino – dimostra come l’ideale della giovane fu sostenuto dai due sacerdoti. È pure significativo il fatto che Pestarino visse e studiò a Genova ove fu ordinato sacerdote nel 1839; prefetto degli studi presso il seminario fino al 1847, fece ritorno al paese natio e accompagnò, quale direttore spirituale, quattro giovani che avevano seguito la Maccagno: Maria Domenica Mazzarello, Maria Arecco, Rosina Mazzarello, Giovanna Ferrettino. La Regola venne approvata dal cappuccino Luigi Eugenio Contratto, vescovo di Acqui (1836-†1867), il 20 maggio 1857. Originariamente nella pia unione non era prevista vita comune, ma solo incontri fraterni di preghiera e formazione spirituale a scadenza settimanale, che si svolgevano nelle case private. L’attività apostolica era indirizzata prevalentemente all’ambito parrocchiale sia in forma comunitaria che individuale, con particolare attenzione per le situazioni di svantaggio sociale o di ignoranza religiosa. Giuseppe Frassinetti aveva scritto per loro alcuni testi specifici, in particolare La monaca in casa (1859), una guida-direttorio alla vita consacrata secolare.
La nascita delle case di vita comune a Mornese risale al 1861-62 e fu poi sancita dalle nuove Regole del 1863. La Cronistoria delle Figlie di Maria Ausiliatrice attesta che due giovani, Petronilla Mazzarello e Teresa Pampuro, avviarono un laboratorio di cucito e, su consiglio del Pestarino, conducevano vita comune. Ad esse si affiancò Maria Domenica Mazzarello (1837-1881) che intendeva quel luogo come una scuola-famiglia ove le alunne oltre imparare un mestiere venivano istruite nella vita di fede. Nel 1863 con l’arrivo di due orfanelle, accanto al laboratorio sorse un piccolo ospizio. Fino al 1863-64 la casa di vita comune rispettò le indicazioni del Frassinetti affinché la convivenza mantenesse lo stile secolare senza abito distintivo e senza regole comunitarie per le preghiere. Le Figlie di vita comune, però, dipendevano dalla superiora, Angela Maccagno, che riconosceva nell’apostolato svolto da Maria Domenica Mazzarello e dalle sue compagne esattamente il fine per cui era nata la pia unione: la cura della gioventù.
Don Pestarino, fortemente convinto della validità della vita comune, si era deciso a cedere la casa dove lui stesso abitava (accanto alla piazza parrocchiale) alle Figlie di Maria, che vennero invitate a una scelta tra la vita comune e la vita nelle proprie famiglie di origine; in questa abitazione, chiamata “Casa dell’Immacolata”, nell’ottobre del 1867 si trasferirono Maria Domenica Mazzarello, Petronilla Mazzarello, Teresa Pampuro, che già facevano vita comune, Giovanna Ferrettino e tre allieve: Maria Grosso, Rosa Mazzarello, Maria Castaldi (Cronistoria I, pp. 186-187).
Fu questo il nucleo intorno al quale, con il tempo, sorse il nuovo istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Don Giovanni Bosco – legato da amicizia al Frassinetti e ammirato da don Pestarino – era entrato in contatto con le Figlie della pia unione di Mornese fin dall’ottobre del 1864. Egli andava maturando l’idea di fondare un istituto femminile per la cura della gioventù dei ceti popolari e trovò in Maria Domenica Mazzarello e in altre sue compagne piena disponibilità per l’adesione al suo progetto. La proposta di don Bosco, approvata dai Salesiani nel 1871, venne formalizzata alle nuove Orsoline nel 1872, ma tra le 27 componenti della pia unione ci fu una divisione: Maria Domenica Mazzarello e coloro che la seguirono diedero vita all’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (data di fondazione il 5 agosto 1872); le altre che decisero di continuare la precedente forma di consacrazione secolare con la Regola delle Nuove Orsoline fecero riferimento ad Angela Maccagno. L’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, destinato a un rigoglioso sviluppo nell’ambito della famiglia Salesiana, trasferì nel 1879 la sua casa generalizia a Nizza Monferrato.
Dopo la morte di don Domenico Pestarino (15 maggio 1874) la Casa dell’Immacolata divenne proprietà del salesiano don Michele Rua. Angela Maccagno e le sue compagne, tuttavia, riuscirono a ricomprarla negli anni successivi al trasferimento delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Alcune nuove Orsoline, tra cui la Maccagno stessa, vi fecero vita comune per vari anni; nel 1882 le consorelle che vi abitavano erano quattro. Le fonti non danno ulteriori notizie sull’esperienza, che presumibilmente si concluse nei decenni successivi.
FONTI
Archivio Curia vescovile di Acqui: Lettera di don Carlo Valle [a mons. Sciandra]: Acqui, 2 dicembre 1873. Manoscritto originale autografo, edito in G. Bosco, Scritti editi ed inediti, II: Costituzioni per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (1872-1885). Testi critici a cura di C. Romero, Roma 1983, Allegato 2, p. 83.
Archivio generale Figli di Santa Maria Immacolata: Un po’ di storia sulla casa delle Nuove Orsoline d’Acqui [can. Raimondo Olivieri]: [Acqui, 10.11 novembre 1882]. Manoscritto originale autografo.
Memoria Virginia Avio [autore ignoto]: [Genova, post 1911]. Manoscritto originale autografo.
La Pia Unione delle Figlie di S. Maria Immacolata (nuove Orsoline) sorta a Mornese nel 1853 e il Priore Giuseppe Frassinetti. Relazione e documenti a cura di G. Vaccari, I, Roma 1967. Pro manuscripto (Archivio Frassinettiano I, p. 128-185).
Regole dell’istituto:
[A. Maccagno], Il primo Regolamento delle Figlie dell’Immacolata: Mornese 1853. Manoscritto originale autografo, in Archivio Generale Figlie Maria Ausiliatrice. In Cronistoria, Allegato 1, p. 321-323.
[Giuseppe Frassinetti], Regola delle Pia Unione delle Nuove Orsoline Figlie di Santa Maria Immacolata sotto la protezione di S. Orsola e di S. Angela Merici, Genova 1863, ristampato in G. Frassinetti, Opere edite…, vol. X, p. 111-142, e in M. F. Porcella, La consacrazione secolare femminile…, p. 447-474.
Scritti del Frassinetti:
G. Frassinetti, Opere edite ed inedite, 13 vol., Roma 1906-1913; Opere Ascetiche, Introduzione e note di G. Renzi, 2 vol., Roma 1978.
Su Frassinetti e Pestarino:
F. Maccono, L’Apostolo di Mornese. Sac. Domenico Pestarino, Torino, 1926; C. Olivari, Il Servo di Dio Giuseppe Frassinetti [Della vita e delle opere del Servo di Dio Sac. Giuseppe Frassinetti, Priore a Santa Sabina in Genova, fondatore dei Figli di S. Maria Immacolata], Roma, 1928; E. F. Faldi, Il priore di Santa Sabina, il Servo di Dio D. Giuseppe Frassinetti, Genova, 1967; P. Falasca, Storia di un parroco, il ven. Giuseppe Frassinetti, fondatore dei Figli di S. Maria Immacolata, Siena, 2006; M. F. Porcella, Don Giuseppe Frassinetti e la Pia Unione delle Figlie di S. Maria Immacolata. Una premessa importante per la rinascita nel XIX secolo della Compagnia di S. Orsola, in G. Belotti, ed., La risposta femminile ai nuovi bisogni dell’età borghese. La rinascita delle compagnie e degli istituti religiosi delle orsoline tra Ottocento e primo Novecento, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Brescia 25-28 novembre 2010), Brescia, 2012, p. 87-158; M. F. Porcella, Giuseppe Frassinetti promotore della consacrazione nel mondo e precursore degli Istituti secolari, in Giuseppe Frassinetti promotore dei consigli evangelici, Atti della Giornata Frassinettiana 2 gennaio 2013, Roma, 2013, p. 35-56.
Sulla pia unione di Mornese e la Compagnia di S. Orsola:
P. Guerrini, La rinascita e la diffusione della Compagnia nei tempi moderni, in S. Angela Merici e la Compagnia di S. Orsola nel IV centenario della fondazione (1535-1935). Miscellanea di studi a cura di S. Undet-Gaccia – P. Guerrini – L. Dentella, Brescia, 1936, pp. 385-514; G. Capetti, ed., Cronistoria [dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice], 5 vol., Roma, 1974-1978; M. E. Posada, Storia e santità. Influsso del teologo Giuseppe Frassinetti sulla spiritualità di S. Maria Domenica Mazzarello, Roma 1992; G. Rocca, Donne religiose. Contributo a una storia della condizione femminile in Italia nei secoli XIX-XX, Roma 1992; P. Cavaglià, A. Costa, edd., Orme di vita, tracce di futuro. Fonti e testimonianze sulla prima comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice (1870-1881, Roma 1996; A. M. Fiocchi, Rosa Gattorno. Fondatrice (1831-1900). Seconda edizione riveduta, ampliata e aggiornata a cura di A. E. Degetto, Roma 1996; M. F. Porcella, La consacrazione secolare femminile. Pensiero e prassi in Giuseppe Frassinetti, Roma 1999; P. Gheda, La Compagnia di Sant’Orsola. Dall’occupazione napoleonica alla Provida Mater Ecclesia (1807-1947), Caltanisetta-Roma 2000; M. F. Porcella, Missionarie Figlie di Santa Maria Immacolata, in F. Atzeni e T. Cabizzosu, edd., Congregazioni Religiose e Istituti Secolari sorti in Sardegna negli ultimi cento anni, Cagliari, 2000, p. 369-387; D. Bruzzone – F. M. Porcella, edd., La formazione alla santità nella Chiesa genovese dell’Ottocento. Il contributo di Giuseppe Frassinetti, Roma 2004; M. E. Posada, Le Figlie di S. Maria Immacolata di Mornese: una feconda esperienza mariana, in M. Dosio – M. Gannon – M. Marchi – M. P. Manello, edd., “Io ti darò la Maestra”. Il coraggio di educare alla scuola di Maria, Roma 2005, pp. 263-269.
GENOVA, Diocesi e Provincia di Genova
Figlie di Santa Maria Immacolata (Frassinetti)
La Pia Unione delle Figlie di S. Maria Immacolata di Genova ebbe le sue radici nell’esperienza religiosa maturata a Mornese (v. scheda) intorno al 1851-1853 e legata alla figura di Angela Maccagno.
A Genova la Pia Unione nacque ufficialmente il 16 agosto 1856 per volontà del priore Giuseppe Frassinetti (1804-1868), che decise di impiantarla nella parrocchia di Santa Sabina. Egli nella catechesi ordinaria, così come in diversi suoi scritti (La gemma delle fanciulle cristiane, ossia la santa verginità, La forza di un libretto, dialoghetti, entrambi del 1841, Santa Sabina martire del 1846, Ricordi per una figlia che vuole essere tutta di Gesù del 1851), aveva esaltato il valore della verginità vissuta nel mondo, da lui considerata dello stesso valore, se non superiore, a quella nei “sacri conventi”, per il potere di incidere efficacemente nell’evangelizzazione della società e nella Chiesa, capace di includere chiunque, perché non condizionata dalla dote.
Sempre nel 1856 egli diede alle stampe a Genova la Regola ma in numero limitato, poiché – scriveva Frassinetti – “si voleva provare la sua riuscita prima di divulgarla, ed anche per impedire le critiche e le censure che non mancano mai alle cose nuove per quanto siano buone e sante”.
Tra le giovani che aderirono vi fu Virginia Avio (1839-1911), che aveva quale direttore spirituale il Frassinetti: ardente di zelo apostolico fu tra le più attive collaboratrici del servo di Dio e tra le più fedeli interpreti del suo disegno pastorale.
Lo stile degli incontri tra le Figlie della Pia Unione era simile a quello delle “Amicizie spirituali”, fondate sulla preghiera reciproca, la pratica dell’autoaccusa e la correzione fraterna. Inoltre tutte le associate stilavano un “metodo di vita” (che regolava la vita ascetico-spirituale adattandolo alle esigenze personali) che veniva poi verificato e messo in comune negli incontri fraterni (a scadenza settimanale e di norma nelle case). A tutte era fatto obbligo di procurarsi il necessario lavorando con le proprie mani senza pretendere nulla in elemosina. L’apostolato, svolto nell’ambito giovanile, era rivolto alle fanciulle più svantaggiate sociologicamente e spiritualmente. La Regola redatta dal Frassinetti costituiva un vero e proprio esperimento col quale si tentava di dare forma – anche in senso giuridico – al modello di vita consacrata laicale in termini non più individuali ma comunitari, equidistante dagli schemi della vita associativa laicale come anche dalle più moderne congregazioni religiose di voti semplici.
Frassinetti guidò personalmente questo primo gruppo di giovani e si impegnò a creare un collegamento tra il gruppo genovese e quello di Mornese. Lo stesso, nel 1859, scrisse una guida ascetico-spirituale, la Monaca in casa, e le biografie di due tra le prime Figlie di Maria, morte precocemente, che avevano incarnato l’ideale di santità e il modello di consacrazione secolare da lui vagheggiato: Memorie sulla vita della pia zitella Rosa Cardone (1859) e Il modello della povera fanciulla Rosina Pedemonte (1860).
Nel 1860 si costituì la prima casa di vita comune: ragazze povere dedite a umili lavori, che raccoglievano fanciulle e giovani del quartiere per l’insegnamento del catechismo. Alla comunità residente si unirono altre giovani che, pur vivendo in famiglia, condividevano gli stessi obiettivi. La sede fu trasferita in un nuovo locale a piazza Portello dove, in un secondo momento, prese avvio la “Casa d’istruzione e lavoro” come attesta il testo del Frassinetti, La missione delle fanciulle cristiane (1863). Oltre all’attività nella casa le Figlie erano attive negli oratori per animare la gioventù. Nel 1863 la comunità contava sei sorelle.
La vita interna delle comunità era regolata da La Regola della Pia Unione delle Nuove Orsoline, Figlie di Santa Maria Immacolata, sotto la protezione di S. Orsola e di Angela Merici (1863) che sottolineava la necessità di vivere “a guisa di piccola famiglia” senza emulare gli istituti religiosi, evitando l’uniformità di abito e regole comuni per la preghiera, e lavorando per guadagnarsi da vivere. Questa convivenza doveva servire per “infervorare lo spirito e aiutarsi nell’esercizio della carità”. La Regola raccomandava che queste case di vita comune non si distinguessero da quelle comuni e che divenissero centro per le amicizie e le relazioni con le altre sorelle viventi in famiglia, nonché centri di accoglienza per le giovani bisognose di istruzione e formazione cristiana.
Nel 1860, oltre al gruppo di S. Sabina, in città esistevano altri gruppi seguiti dai rispettivi parroci: quello di N. S. del Carmine, dall’abate Antonio Campanella (1811-1910), diretto inizialmente dalla Avio e quello di S. Torpete, parrocchia gentilizia della famiglia Cattaneo Della Volta, da mons. Vincenzo Persoglio (1814-1897), al quale appartenevano Isabella Gavotti Lamba Doria e Rosa Gattorno (1831-1900), poi fondatrice (1866) delle Figlie di S. Anna che diffuse questo modello di consacrazione nei ceti medio-alti di Genova e che ebbe un ruolo fondamentale per l’approvazione delle Regole da parte di mons. Andrea Charvaz arcivescovo di Genova (1864-1865).
Tra le figure femminili significative, oltre a Virginia Avio, Angela Rossi, la domestica di don Luigi Sturla (1805-1865) e Angela Pedemonte che si impegnò per la diffusione di questa esperienza in diverse parti d’Italia (Chiavari, La Spezia, Roma, Palermo).
Nel 1872 si decretò la divisione tra le giovani che scelsero di seguire la regola considerata originaria di S. Angela Merici e quelle che seguirono la regola del Frassinetti.
La Pia Unione fin dal 1870 era stata solo virtualmente approvata da Pio IX, ma non aveva riconoscimento ufficiale da parte dell’Ordinario diocesano. Nel 1918 mons. Lorenzo Siccardi (1853-1925) iniziò l’aggiornamento delle Regole della Pia Unione, continuato da mons. Agostino Gennaro (1885-1961), per un periodo Direttore della stessa. Ma solo nel 1953 il somasco Angelo Roba – insieme a mons. Francesco Repetto (1915-1984) e a p. Bartolomeo de Giorgis dei Missionari della Consolata – iniziò l’aggiornamento delle stesse adeguandole al nuovo codice di diritto canonico. Su istanza del p. Giuseppe Boeris, allora parroco della Maddalena e poi Generale dei Somaschi, il 4 agosto 1961 le Regole furono approvate dal card. Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova.
Oltre le tre case di Piccapietra, Portello e vico Mele a Genova negli anni Trenta del Novecento vi era una casa presso la chiesa della Maddalena, ancora presente alla fine degli anni Sessanta. Anni nei quali ancora era attiva un’altra casa a Montesignano sulle alture di Genova.
Archivio Generale Figli di Santa Maria Immacolata, Roma: Memoria Virginia Avio [autore ignoto]: [Genova, post 1911]. Manoscritto originale autografo.
[Giuseppe Frassinetti], Regola delle Pia Unione delle Nuove Orsoline Figlie di Santa Maria Immacolata sotto la protezione di S. Orsola e di S. Angela Merici, Genova 1863, ristampato in G. Frassinetti, Opere edite…, vol. X, p. 111-142, e in M. F. Porcella, La consacrazione secolare femminile. Pensiero e prassi in Giuseppe Frassinetti, Roma, 1999, p. 447-474.
Scritti del Frassinetti:
G. Frassinetti, Opere edite ed inedite, 13 voll., Roma, 1906-1913; Opere Ascetiche. Introduzione e note di G. Renzi, 2 voll., Roma, 1978.
Su Frassinetti:
C. Olivari, Il Servo di Dio Giuseppe Frassinetti [Della vita e delle opere del Servo di Dio Sac. Giuseppe Frassinetti, Priore a Santa Sabina in Genova, fondatore dei Figli di S. Maria Immacolata], Roma, 1928; E. F. Faldi, Il priore di Santa Sabina, il Servo di Dio D. Giuseppe Frassinetti, Genova, 1967; P. Falasca, Storia di un parroco, il ven. Giuseppe Frassinetti, fondatore dei Figli di S. Maria Immacolata, Siena, 2006; M. F. Porcella, Don Giuseppe Frassinetti e la Pia Unione delle Figlie di S. Maria Immacolata. Una premessa importante per la rinascita nel XIX secolo della Compagnia di S. Orsola, in G. Belotti, ed., La risposta femminile ai nuovi bisogni dell’età borghese. La rinascita delle compagnie e degli istituti religiosi delle orsoline tra Ottocento e primo Novecento. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Brescia 25-28 novembre 2010), Brescia, 2012, pp. 87-158; M. F. Porcella, Giuseppe Frassinetti promotore della consacrazione nel mondo e precursore degli Istituti secolari, in Giuseppe Frassinetti promotore dei consigli evangelici. Atti della Giornata Frassinettiana 2 gennaio 2013, Roma, 2013, pp. 35-56; C. Paolocci, Predicazione e catechesi nel ministero di Giuseppe Frassinetti, in Vivere l’eredità di G. Frassinetti nell’annuncio, nell’incontro, nel servizio. Atti del convegno pastorale dei Figli di S. Maria Immacolata (Roma – La Giustiniana, 18-20 settembre 2018) a cura di F. Puddu, Roma, 2018, pp. 49-84.
Sui temi generali:
C. Paolocci, Figure di apostoli della gioventù nell’Ottocento genovese, in La cura delle nuove generazioni in Giuseppe Frassinetti e nel suo ambiente ecclesiale. Atti della giornata frassinettiana (Porto Romano-Fiumicino, 2 gennaio 2016), a cura di F. Puddu, Roma, 2016, pp. 9-44; D. Bruzzone – M. F. Porcella, edd., La formazione alla santità nella Chiesa genovese dell’Ottocento. Il contributo di Giuseppe Frassinetti, Roma, 2004.