Cronografia ridotta

1905 - 1924
Infanzia, adolescenza, prima giovinezza
17/01/1905

Nasce a Molina di Malo, paese agricolo a 20 km. da Vicenza; è il settimo e ultimo figlio di Giuseppe Battistella e Maddalena Saccardo, contadini. I genitori sono ferventi cattolici.

22/01/1905

Riceve il santo Battesimo nella chiesa parrocchiale di Molina di Malo, con il nome di Giuseppe Antonio. In famiglia e dagli amici sarà normalmente chiamato Bepi.

19/03/1913

Riceve la Prima Comunione, nel giorno del suo santo Patrono, nella chiesa di Molina di Malo. 

Il ricordo della Prima Comunione lo accompagnò per tutta la vita e nel 1963, in occasione del Cinquantesimo inviò agli amici e ai parenti un’immaginetta con il ricordo di quella data e un significativo commento.

30/11/1914

Muore la madre. Bepi ha nove anni. Ricorda una sorella che Bepi, in casa presso la bara rimase a lungo ritto, immobile, senza batter ciglio né mostrare una lacrima, ma confessò poi, che credeva di morire dal dolore. Alla mamma attribuiva il suo amore alla preghiera e la devozione alla Madonna. Nella devozione alla Madonna cerca consolazione per questa grande perdita. Dopo la morte della sig.ra Maddalena, il papà e i figli vissero insieme allo zio Antonio (fratello del papà), anch’egli vedovo e con una figlia.

1915
Dopo la quarta elementare Giuseppe si dedica al lavoro dei campi, per aiutare la famiglia. Tra il padre e lo zio c’era una serena collaborazione e l’atmosfera familiare era armoniosa. 

Il padre dava molta cura all’educazione religiosa e morale dei figli e aveva con Bepi un bel rapporto.

1916-1923
Giuseppe Battistella vive un’intensa vita cristiana e partecipa alla vita della sua parrocchia. Quasi tutti i giorni riceve la Comunione, rispettando rigorosamente il digiuno prescritto (dalla mezzanotte) malgrado il quotidiano lavoro agricolo.

Diviene catechista e membro dell’Azione Cattolica, ricoprendo anche per alcuni anni la carica di presidente del gruppo giovanile. Il suo carattere allegro e sorridente lo rende gradito nelle compagnie e nella vita sociale. Ama molto i cori alpini ed è un ottimo giocatore di bocce. 

20/05/1924
Muore il padre. Bepi ha diciannove anni. L’ultima raccomandazione che il babbo diede ai figli, prima di morire, fu la seguente: «Ricordatevi che se non volete arrossire mai davanti a nessuno, non dovete dire mai bugie». 

Il padre ebbe grande influenza sul carattere di Bepi, sia per l’amore al lavoro e al sacrificio, sia per l’onestà e la fiducia nella Provvidenza di Dio.

1924 - 1934
Giovinezza e manifestazione della vocazione
23/12/1924
Lo zio Pietro Battistella scrive a suor Flora (sorella di Bepi) che ha ricevuto un biglietto da don Marcello [il parroco] che conferma una lettera di Bepi, nella quale si chiedevano consigli intorno alla sua vocazione; gli ho risposto – scrive lo zio- che questo affare per lui, a questa età, con la leva militare ancora di mezzo, umanamente parlando non è sì facile a sciogliersi, ma che se Dio vuole ci riuscirà, benché non senza sacrifici e umiliazioni…

In un’altra lettera a suor Flora, di poco successiva, P. Pietro consiglia di farlo studiare in casa o in Seminario (Giuseppe aveva solo la quarta elementare).

1925

Giuseppe incomincia a studiare in privato, pur continuando il duro lavoro dei campi. Tre volte la settimana, in bicicletta, va a Thiene dai PP. Giuseppini per prendere lezioni. A Molina lo aiutano altri sacerdoti. Fu un grande impegno.

Alla fine dell’anno scolastico avrebbe dovuto dare l’esame a Vicenza come privatista, ma per un disguido postale non fu avvisato in tempo dell’inizio degli esami. 

Alcuni interpretarono il fatto come segno della volontà di Dio: Bepi non era fatto per il sacerdozio. 

La situazione familiare fu aggravata dalla morte del fratello Pitro (1926) che lasciava due orfanelle. L’aiuto di Bepi nella famiglia allargata sembrava indispensabile. 

1925-1930
Giuseppe riprende la sua normale vita in famiglia, lavorando intensamente. È un tempo di prova e di ricerca della volontà di Dio nei suoi confronti. Continua però a pregare, a piangere e a sperare di diventare sacerdote. 

«Un giorno alla sorella, suor Flora, giunse una lettera da casa: “Bepi lavora tutto il giorno e inonda tutti di gioia, ma di notte lo sentiamo pregare e piangere. Bisogna pensarci”». 

Data imprecisata (tra il 1927 e il 1930)
Suor Flora parla del fratello ai superiori dell’Istituto Gualandi dei sordo-muti e poi ai Salesiani di Schio. Il Rettore di questi ultimi dichiara la sua disponibilità ad accoglierlo in prova. 

30/10/1930
Giuseppe realizza un pellegrinaggio al Santuario di Monte Berico, in compagnia della nipote Maria (poi suor Rubina). Torna a casa con la decisione di intraprendere nuovamente il cammino verso il sacerdozio.
Data imprecisata

Giuseppe è accolto a Schio, nell’Istituto Don Bosco. Scrive Danovaro: «A Schio Bepi portò l’entusiasmo di un neofita, una volontà decisa di tendere alla perfezione, docilità, impegno, cordialità e carità per tutti».

Alla fine dell’anno ottiene la promozione. Il Rettore scrive alla sorella (suor Flora) che Giuseppe "aveva la stoffa adatta per diventare un vero Salesiano". 

1931
È trasferito al Collegio di Trento. Dopo alcuni mesi il Direttore scrive al parroco di Molina che Giuseppe Battistella (di provata umiltà, carità e pietà) è ammesso, ma solo come coadiutore

Il parroco ritiene inaccettabile la proposta e va a prenderlo e a riportarlo a Molina di Malo.

Fu un nuovo momento di forte prova per il giovane Giuseppe. Per la seconda volta i suoi sogni sembrano infranti. Sarebbe utile cercare di studiare meglio questo periodo, sia dal punto di vista cronologico, sia – per quanto possibile – sotto il profilo spirituale.

08/1933
Giuseppe Battistella è accolto in prova tra i Figli di Santa Maria Immacolata. 

Suor Flora apparteneva alla Congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, che lavoravano anche presso la Casa Generalizia dei Figli di Maria. La Superiora locale, suor Amedea, che conosceva il caso, ne parla con il Superiore Generale (P. Giacomo Bruzzone), il quale prende a cuore la questione. 

Danovaro: «P. Bruzzone ricevette Bepi a Roma, vide che il giovane aveva ottima volontà, sincerità nel manifestare il suo animo e chiari segni di vocazione e gli assegnò come casa l’Istituto Sacro Cuore di Siena, in qualità di aspirante al sacerdozio». 

25/08/1933
Giuseppe vede per la prima volta, di persona, il Papa in Vaticano. Lo annota negli appunti delle date memorabili, dove aggiunge: «Se sto bene? Farei salti di gioia».
1933-1934
Trascorre l’anno scolastico a Siena. Con l’aiuto dei sacerdoti FSMI s’inserisce negli studi umanistici, dedicandosi in particolare al latino e alla letteratura italiana.

Con l’aiuto di una buona memoria e di una grande forza di volontà, compie notevoli progressi. Alla fine dell’anno – ricorda P. Giovanni Parodi – pur ripetendo ad oltranza di trovarsi a disagio nel mondo della cultura, "sapeva intendere e tradurre diversi prosatori latini e gustare, commentando, i migliori nostri scrittori". 

Nei pomeriggi svolgeva il servizio di assistente dei convittori e riusciva, mantenendo la sua umiltà, a farsi rispettare e obbedire, senza castigare.  

Terminato l’anno scolastico, la valutazione dei superiori fu positiva sotto ogni aspetto e Giuseppe fu ammesso al Noviziato.

1934 - 1941
Figlio di Santa Maria Immacolata e sacerdote
07/09/1934
Con la vestizione religiosa, incomincia a Roma il Noviziato nella Congregazione dei Figli di Santa Maria Immacolata. Il Maestro dei novizi è P. Giovanni Vaccari. I suoi compagni sono di molto più piccoli di lui. 

Scrive Danovaro: «I compagni lo osservarono prima con aria di attesa, poi di simpatia. Finirono per essere toccati dalla sua modestia, sincerità, semplicità e specialmente dalla serietà con cui giorno dopo giorno seguiva la regola e accettava le direttive del padre maestro».

Nella relazione di maggio (1935) il Maestro scrive: «Confermo che Battistella Giuseppe è un giovane fornito di ottime qualità morali; non solo è di soda pietà, ma vive la vita interiore, pronto a qualunque lavoro, pronto a qualunque sacrificio, pieno di carità, docilissimo, niente permaloso, in armonia con tutti e sempre».

27/08/1935

Inizia gli esercizi spirituali in preparazione alla professione religiosa (dureranno fino al 7 settembre). Prende appunti delle prediche esprimendo dei propositi.

08/09/1935

Emette i primi voti (ad Triennium), nella Casa di Porto Romano – Fiumicino. In un’immaginetta scrive: «Religioso! Misericordias Domini in aeternum cantabo» [Danovaro, 21-22].

1935

È destinato dall’obbedienza alla comunità dell’Istituto Sacro Cuore di Siena, dove completa gli studi umanistici e frequenta in seguito il Seminario. Nello stesso tempo svolge il compito di assistente degli studenti dell’Istituto. Come negli anni precedenti si fa ben volere per la sua semplicità, generosità e umiltà.

Scrive di lui un confratello: «Ho potuto riscontrare in lui quanto è desiderabile in un giovane chiamato all’apostolato nella nostra Congregazione: volontà di bene, impegno di prepararsi, decisione assoluta per quanto è richiesto per realizzare l’ideale, pietà profonda, zelo, carità, tutto fa ottimamente sperare in lui» [Danovaro, 23].

08/09/1938
Emette la professione perpetua, nella Casa di Porto Romano - Fiumicino. 

1939-1940
Continua gli studi, a Siena, con buoni risultati. Si dedica particolarmente alla Morale, utilizzando sia le lezioni del professore e il suo libro di testo sia gli scritti di Giuseppe Frassinetti, fondatore carismatico dei Figli di Santa Maria Immacolata. Da essi impara "il buon senso cristiano, la saggezza del vero confessore e il primato della misericordia" [Danovaro, 23].

21/09/1940
Riceve il suddiaconato a Roma.
21/12/1940

È ordinato Diacono a Siena.

12/04/1941

È ordinato Presbitero a Siena, il giorno di Sabato Santo.

Quel giorno scrive una pagina che tenne poi nel breviario, meditandola spesso:

PROGRAMMA:

  • Portare Gesù alle anime con l’amore, con la preghiera, con il sacrificio;
  • Portare le anime a Gesù.

METODO:

  • Vivendo nel Tabernacolo;
  • Vivendo la Madonna Bianca.

MOTTO:

  • Sempre meglio.

INVOCAZIONE:

  • Gesù donami il tuo amore;
  • La tua confidenza;
  • La tua intimità;
  • La tua conversazione; 
  • Le anime peccatrici;
  •  

DONAMI:

  • Di pensare la Messa;  
  • Di meditare la Messa;
  • Di amre la Messa;
  • Di santificare la Messa.

Gesù, perdona, purifica, salva, santifica.

Gesù: grazie, grazie, grazie.

22/04/1941

Celebra la Prima Messa, il giorno di Pasqua, nella cappella dell’Istituto Sacro Cuore a Siena, impartendo – alla fine della celebrazione – la speciale benedizione consentita per la particolare occasione.

15/08/1941
Celebra la S. Messa a Molina di Malo, suo paese natale, per la prima volta. Scrive Danovaro: «La sera precedente arrivò a Thiene, ove dormì presso i Missionari (o meglio vegliò davanti al Tabernacolo). Al mattino venne prelevato da un buon numero di birocci e scortato da otto giovani a cavallo verso il paese: la strada era pavesata a festa, con archi, bandierine e sempre verde, fino alla piazza della chiesa. Quivi tutta la popolazione era presente a ricevere con entusiasmo questo “caro fiolo” che tornava con le mani consacrate tra la sua gente, nella sua chiesa, dove aveva ricevuto il S. Battesimo e la Prima Comunione, dove aveva accompagnato per l’ultimo viaggio la mamma e il papà. ( …) Al pranzo sociale volle fossero presenti insieme ai parenti e al clero locale tutti i capifamiglia del paese». Durante la serata vi fu una riuscitissima Accademia, con poesie e cori alpini. 

12/10/1941
Dallo zio Pietro Battistella sj riceve una lettera nella quale sono sintetizzati i consigli che lo zio era andato via via suggerendogli nel corso degli anni precedenti: «Per questa impresa divina è necessario mettersi sempre nell’ultimo posto, dietro a tutti: superiori, uguali e inferiori, stimandoli sempre come superiori davanti a Dio. Questa è la base più sicura di ogni più bella riuscita in tutte le imprese. Sappi ubbidire, sappi tacere, sappi lasciarti guidare e, più di tutto, sappi pregare» (Lonigo, 12 ottobre 1941). Giuseppe conservò sempre questa lettera e la tenne preziosa per la sua vita. Insieme alla lettera, lo zio gli spedì anche una “catenella” e una “disciplina”, da usarsi ut flagellatio Domini nostri Iesu Christi per lo spazio di una Salve Regina. Scrive Danovaro: «Di questi strumenti usò con il permesso del confessore e tanto discretamente che pochissimi poterono per lunghi anni accorgersene».

1941 - 1965
Vita sacerdotale
1941-1943
Ricopre il ruolo di Vice-maestro dei novizi nella Casa di via del Mascherone a Roma. 

Appena ordinato sacerdote, P. Giuseppe fece domanda ai superiori di partire missionario in America Latina. Era fiducioso di essere esaudito, ma non fu così.

Scrive Danovaro: «Il padre Superiore Generale, infatti, che da tempo aveva notato in lui una profonda vita interiore, una grande disposizione alla contemplazione, la dote di farsi amare e seguire dai giovani, un grandissimo attaccamento alla vita religiosa e alla Congregazione e appunto un genuino spirito missionario, preferì porlo – appena ordinato – tra i novizi come vice-maestro». Fu una nuova prova per la sua fede e per il suo spirito di sacrificio. La sua ubbidienza fu sofferta e a intervalli di tempo chiedeva di essere esonerato da questo genere d’incarichi. 

Per vari anni (una decina) si occupò dei novizi, prima con il grado di Vice-maestro, poi di Maestro. Scrive Danovaro: «Per lui fu un periodo di silenzioso, profondo arricchimento spirituale e culturale, di assimilazione dello spirito del Frassinetti e dei grandi maestri di ascetica e di mistica, di studio assiduo del Vangelo, di adorazione alla S. Eucaristia» .

1943-1945
Svolge il ruolo di Vice-maestro dei novizi nella Casa di Torrevecchia; nel frattempo, il sabato e la domenica si reca nel quartiere di S. Basilio (confessioni, celebrazioni eucaristiche, incontri). 

10/1945
È trasferito a Fiumicino, dove rimane quasi due anni. In modo particolare si cura dei ragazzi e dei malati. Con i ragazzi ebbe una buna intesa, diede loro le prime basi della spiritualità. Per i malati ebbe grandi attenzioni e tenerezze. Ottiene la conversione di un uomo, da tanti anni lontano dalla fede.

1947/1948
Vice-maestro dei novizi a Gavi (Diocesi di Genova e provincia di Alessandria). Dà anche un aiuto in parrocchia (confessioni e direzione spirituale; ritiri mensili dell’Azione Cattolica).

09/1948
È nominato Maestro del Noviziato, che si svolge a Torrevecchia, zona di Monte Mario, a Roma.  

1948-1950
In un periodo di tempo non bene precisato – secondo la testimonianza di P. Latino Muzzi FSMI – P. Battistella ebbe una crisi spirituale: avrebbe voluto fare una vita contemplativa. Un colloquio con il Superiore dei Cistercensi lo convinse a rimanere nella vita apostolica, nella quale si dedicò con più generosità. 

01/01/1951

Pur rimanendo Maestro dei novizi, è pregato di attendere alla cappella della Borgata, la domenica mattina (in precedenza era stata tenuta dai PP. Sacramentini). Fu un crescendo di apostolato.

  1. Lascia l’incarico di Maestro dei novizi. Aiutato da altri confratelli, di cui fu il superiore fino al 1958, svolge il servizio pastorale nella Borgata di Torrevecchia.
1952-1957

Cappellano a Torrevecchia. Scrive Danovaro: «Come cappellano (la parrocchia fu eretta quando lui partiva) diede tutto se stesso alle anime. Ben presto notarono la sua modestia, la sua ordinata povertà, la sua vita integerrima e lo stimarono. Poi ammirarono la sua inesauribile generosità, la sua capacità di stare a contatto con i più umili, mettendosi nella loro pelle in ogni pena e problema: allora lo amarono come un vero padre, tutti» [Danovaro, 33].

Si dedica al catechismo, alle confessioni, alla cura dei malati e dei poveri, alla predicazione. Celebra la Messa nella cappella delle Maestre Pie dell’Addolorata in via Bonacossa. Nelle domeniche organizza l’oratorio festivo con giochi e il cinema.

1954-1957

Organizza una peregrinatio di un simulacro della Madonna tra le case della Borgata, che quotidianamente accompagna tra le famiglie. L’iniziativa, iniziata nell’anno mariano, durò per circa tre anni, riscuotendo una sempre maggiore adesione tra la popolazione. 

1956-1957

Iniziano i lavori per la costruzione della chiesa parrocchiale di S. Cipriano. P. Battistella partecipa ai lavori. Tra la gente si diffonde la speranza che sarà lui il nuovo parroco. P. Battistella tuttavia non ambiva a cariche di responsabilità. La parrocchia è eretta il 12 dicembre del 1957, ma è affidata al clero diocesano nella persona di don Alfredo Dell’Orto. Ci furono delle proteste da parte della popolazione e anche una petizione a Papa Pio XII affinché fosse nominato parroco P. Battistella. Il quale è trasferito dai superiori in un’altra Casa della Congregazione. P. Battistella obbedisce prontamente. 

1958

Si ammala gravemente di artrosi. Per un certo tempo deve stare immobilizzato a letto. Poi torna nella Casa Generalizia in Roma, dove per alcuni mesi, lentamente, riprende i movimenti. È un momento di grande prova; sembra umanamente finito.

1959

Mercoledì Santo. In aereo raggiunge la Sardegna, dove lo chiama l’obbedienza. Scrive Danovaro: «A Cagliari passò il primo anno quasi sempre immobilizzato in camera, poi grazie alle cure del prof. Cabitza, al busto e al tavolato, cominciò a “far sganciare” la spina dorsale e le gambe. Da quando però aveva potuto scendere la scaletta, la chiesa era diventata la sua dimora preferita e la buona popolazione della zona s’accorse d’aver presente non solo un sacerdote malato, ma un sacerdote santo, pronto alle confessioni, alla preghiera comune, alla consolazione» [Danovaro, 35]. 

1959

È eletto dai confratelli come “delegato” al Capitolo Generale FSMI. In quell’adunanza parlò poco ma pregò moltissimo [Danovaro, 36]. 

1959
Finito il Capitolo, fa delle brevi vacanze a Molina di Malo. Scrive don Luigi Dalla Fiora: «Durante le brevi sue vacanze lo si vedeva passare per le vie del paese eretto nella persona, gioviale, con un sorriso per tutti. La sua preoccupazione era informarsi della salute delle famiglie e specialmente dei malati che visitava e confortava. Lunghe ore passava ogni giorno nella chiesa parrocchiale» [Danovaro, 36]. 

1959-1961

Tornato a Cagliari, è nominato cassiere della casa religiosa. È un compito nuovo per lui, diverso dall’apostolato che desiderava. Compie questo incarico con grande precisione, quasi con scrupolo, considerando questo esercizio di pazienza e ordine come una scuola di virtù e di santificazione. In modo particolare ricorre al patrocinio di S. Giuseppe, per svolgere bene il suo dovere. 

10/1961

È trasferito a Oristano, nella Casa religiosa attigua alla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù. Resterà a Oristano per circa quattro anni. 

1962-1965

A Oristano s’impegna particolarmente nelle confessioni, nella predicazione, nelle adorazioni. 

È nominato Assistente della gioventù femminile di Azione Cattolica e riesce a trasfondere in queste giovani l’amore per la santità. 

Scrive Danovaro: «La sua presenza in confessionale attraeva persone di varie zone alla chiesa del S. Cuore e anche diversi sacerdoti venivano abitualmente da lui. L’Arcivescovo volle che predicasse più volte ritiri ed esercizi spirituali ai seminaristi e fosse confessore dei sacerdoti durante i ritiri mensili» [Danovaro, 38].

1963
Ha una nuova crisi sanitaria, legata al diabete, durante la quale riceve (per la seconda volta) l’Unzione degli infermi. 

08/1965
I Superiori FSMI decidono di trasferire P. Battistella a Fiumicino per essere vicino al Centro Diabetico romano e per poter insieme seguir spiritualmente i nostri chierici di Roma oltre che rendersi utile in parrocchia [Danovaro, 39]. P. Giuseppe obbedisce prontamente, pur dovendo interrompere molte attività avviate a Oristano. 

09/09/1965
Prima di partire da Oristano, P. Battistella manifesta a due catechiste appartenenti all’Azione Cattolica del Sacro Cuore (Maria Murtas e Giuseppina Matterazzu) il suo desiderio di vedere fiorire per la sua Congregazione anche un ramo femminile. È il primo seme di quelle che diventeranno le Missionarie Figlie di Santa Maria Immacolata. Rifacendosi all’esperienza frassinettiana della Pia Unione delle Figlie di S. Maria Immacolata, con l’aiuto del Superiore Generale (P. Gino Danovaro), queste si orientano per una donazione totale al Signore nella forma di vita degli Istituti Secolari. 

17/09/1965

Parte da Oristano.

09/1965

Predica gli esercizi spirituali (8 giorni) ai novizi FSMI a Porto Romano-Fiumicino.

30/09/1965
Si trasferisce nella parrocchia BVM Porto della Salute a Fiumicino, rinunciando a fare le vacanze a Molina di Malo.

04/10/1965

Chiede di essere portato all’aeroporto di Fiumicino per acclamare Papa Paolo VI, che ritorna da New York in Italia, dopo il viaggio all’ONU.

25/10/1965

Non riesce ad alzarsi dal letto. Sembra influenza, è invece una grave crisi: precoma diabetico. P. Giuseppe era sofferente da vari anni. Probabilmente però si faceva sempre più viva in lui la sensazione che la morte fosse ormai vicina. In una lettera del 1965.08.31 scrive a F. Quintili: «Corre voce che la religiosa obbedienza riporti P. Stella a Roma, nella cara comunità di Fiumicino. P. Stella pensa e aspetta che sorella morte lo riporti nel regno dei morti vivi» [Danovaro, 39]. </p>

1965
Sorella Morte
26/10/1965
È trasportato d’urgenza al Policlinico di Roma, dove è assistito di giorno e di notte dai confratelli. Permanendo lo stato di coma, gli è amministrata l’Unzione degli infermi.

Poi vi fu una ripresa, tanto che persuasero a ripartire per casa i due nipoti giunti da Vicenza a visitarlo. Egli stesso pensava poter tornare presto a Fiumicino. Chiese e ricevette tre volte la S. Comunione, pregò di portargli gli occhiali, il Breviario e il Santo Rosario che per tre giorni riuscì a recitare, rivolgendo frequenti atti di amore al Signore, edificando dottori, infermieri e visitatori per la sua gentilezza e spiritualità.

Sopravvenne invece improvviso uno stato settico che lo fece soffrire moltissimo. Egli riavendosi a tratti ringraziava i presenti, baciava il crocifisso e si assopiva. Poi entrò definitivamente in coma e fu la fine [Danovaro, 79].

10/11/1965

Muore alle 12:10, al Policlinico.

La notizia della sua morte colpì profondamente i confratelli, i parenti, gli amici e tanti figli spirituali, ai quali avevano dato l’annuncio il Padre Generale e la stampa (Osservatore Romano, Il Messaggero, Il Tempo e L’Unione Sarda) [Danovaro, 79].

 

I funerali si svolsero a Fiumicino qualche giorno dopo, alla presenza di una folla numerosa di confratelli, amici, fedeli. Celebrò la S. Messa P. Damiano Meda, nipote di P. Battistella. Era presente l’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Paolo Botto e il Cancelliere della curia di Porto e Santa Rufina, in rappresentanza del Card. Tisserant.

Al termine del rito funebre, prima di impartire le esequie, il Padre Generale rievocò, con commosse parole, la figura dell’indimenticabile Padre, mettendo in luce la sua ansia di apostolato, il suo spirito di preghiera, la sua incondizionata fedeltà agli ideali del sacerdozio e della vita religiosa. 

Poi il feretro fu accompagnato dai parenti, confratelli, novizi e aspiranti al cimitero di Porto, ove le sue spoglie riposano nella tomba della nostra Congregazione [Danovaro 81].

      Giuseppe Battistella fu ricordato solennemente, con una S. Messa funeraria, nelle parrocchie di Molina di Malo, S. Bartolomeo (Cagliari), Gavi, S. Cipriano                                                                                                       (Torrevecchia – Roma), S. Cuore (Oristano).

Scrive di lui P. Danovaro: «Innamorato di Dio, sempre pronto a capire e perdonare i fratelli, felice del suo sacerdozio e della sua vita religiosa, amabile nel suo naturale, sorridente nel suo dolore, trascinatore di anime alla santità… così ricordiamo e ricorderemo P. Battistella “piccolo prete” che per la nostra Congregazione e per la Chiesa fu una benedizione».