Fondatore
Giuseppe Battistella (1905-1965)
L’ambiente in cui crebbe Giuseppe Battistella è il Veneto contadino e cattolico della prima metà del Novecento, con i suoi valori semplici e autentici, radicati nella vita familiare e sociale.
La famiglia Battistella fu una famiglia ricca di vocazioni: lo zio Pietro, Gesuita, tre sorelle e tante nipoti suore delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, alcuni nipoti e pronipoti sacerdoti e diaconi. Si contano circa 20 vocazioni!
Giuseppe Antonio Battistella nasce il 17 gennaio 1905 a Molina di Malo (Vicenza) da Giuseppe e Maddalena Saccardo: è l’ultimo di sette figli. I genitori sono modesti contadini, di profonda fede cristiana, che curano attentamente l’educazione religiosa dei figli. Battezzato il 22 gennaio 1905, Giuseppe riceve la Prima Comunione il giorno di S. Giuseppe (19. 03) del 1913.
Nel 1914 muore la mamma (Giuseppe ha nove anni), lasciando un vuoto affettivo che “Bepi” sentirà per tutta la vita. Il padre si prende particolare cura di lui, ma il bambino interrompe le scuole elementari dopo aver terminato la quarta classe. Inizia per lui il lavoro dei campi, che ama e diventa la sua “scuola di vita”. Impara la costanza, la generosità, la fedeltà agli impegni presi.
Frequenta attivamente la parrocchia e qui partecipa alla gioventù maschile di Azione Cattolica, di cui diviene anche il presidente. È creativo, allegro, pieno di premure per i compagni, gioca volentieri alle bocce e partecipa ai cori alpini.
La morte del padre (20. 05. 1924) lo addolora profondamente, ma non stronca il desiderio che sta maturando in lui di consacrarsi al Signore nel sacerdozio. Inizia pertanto a studiare, con l’aiuto dei sacerdoti di Molina di Malo e dei PP. Giuseppini di Thiene, mentre continua il suo lavoro di contadino. L’esame di privatista, però, gli è impedito da un disguido postale: l’avviso della data esatta arriva troppo tardi. Per Bepi è un colpo duro. Qualcuno interpreta l’accaduto come la volontà di Dio: il sacerdozio non è per lui!
Giuseppe trascorre alcuni anni in famiglia, dove la sua presenza è particolarmente preziosa a causa della morte di uno zio che lascia due figli orfani, lavorando intensamente, partecipando alla vita della parrocchia e pregando: nel suo cuore il seme della vocazione non si è spento, ma cerca nell’umiltà di discernere la volontà di Dio.
Nel 1930, dopo un pellegrinaggio al santuario di Monte Berico, prende la risoluzione di riprendere in qualche modo il cammino verso il sacerdozio. Lo aiuta la sorella suor Flora, che aveva ricevuto dai parenti un chiaro messaggio: Bepi lavora tutto il giorno e inonda tutti di gioia, ma di notte lo sentiamo pregare e piangere. Bisogna pensarci. Suor Flora ottiene dai Salesiani di Schio che il fratello sia accolto nel loro Istituto dove dà bella prova di sé e supera l’esame di fine anno, così che viene mandato a Trento. Anche qui viene apprezzata la sua persona, ma il Direttore ritiene che possa essere ammesso tra i Salesiani soltanto in qualità di coadiutore. Il parroco di Molina, conoscendo Giuseppe, ritiene giusto rifiutare e va a riprenderselo.
Ancora un tempo di prova per il giovane ormai ventisettenne, che riprende il lavoro dei campi e non cessa di sperare. Sono ancora le Piccole Suore della Sacra Famiglia a mobilitarsi per la sua vocazione, spronate dalla sorella Flora Battistella, e questa volta viene interpellato il Superiore Generale dei Figli di Santa Maria Immacolata (presso la cui curia le suore lavorano): P. Giacomo Bruzzone.
L’incontro tra i due dà i risultati sperati e Giuseppe viene accolto nella comunità di Siena, dove riprende gli studi di italiano e latino sotto la guida di P. Giovanni Parodi, nel frattempo aiuta nella scuola Sacro Cuore, come assistente dei convittori. Quel giovane sapeva farsi ubbidire senza castigare, sapeva farsi stimare ed amare dai giovani, pur nella riservatezza e umiltà [Danovaro, 19] . Negli studi dimostra una grande volontà, una buona memoria e sensibilità umana, che gli permettono di andare avanti con buoni risultati.
Sinceramente stimato da superiori e alunni, Giuseppe Battistella inizia il Noviziato il 7 settembre del 1934 (ha ventinove anni) a Roma, con P. Giovanni Vaccari come Maestro. La cui valutazione del novizio fu sempre netta e precisa: Battistella è docile col Maestro e amabile coi compagni, puntuale, generoso e allegro. In quell’anno conosce gli scritti di S. Teresa di Lisieux, che ebbe profonda influenza nella sua vita spirituale. La prima professione ad triennium avviene a Roma l’8 settembre 1935, poi il giovane riprende gli studi a Siena, dove termina il liceo da privatista e quindi, nel Seminario, frequenta la Filosofia e la Teologia.
Sempre circondato da grande rispetto e stima, Giuseppe emette i voti perpetui nel settembre del 1938 (a Roma) e poi continua il cammino verso il Presbiterato, ricevendo (a Siena) il suddiaconato (21 settembre 1940) e il Diaconato (21 dicembre 1940).
Riceve il Presbiterato a Siena il 12 aprile 1941, Sabato Santo, e il giorno di Pasqua celebra la Prima Messa, carico di gioia per aver raggiunto la meta della sua vita. Il 15 agosto celebrerà per la prima volta l’Eucaristia a Molina di Malo, nella festa di tutto il suo paese. Il suo programma sacerdotale: Portare Gesù alle anime con la preghiera, con l’amore, con il sacrificio; portare le anime a Gesù.
Dopo l’Ordinazione chiede di partire missionario per l’America Latina ma non è esaudito. I superiori preferiscono indirizzarlo alla formazione dei giovani religiosi, destinandolo al ruolo di Vice-maestro dei novizi. Per questi ultimi fu un “fratello maggiore”.
P. Battistella svolge questo ruolo a Roma, prima nella Casa generalizia, in via del Mascherone 55 (1941-1943), poi nella zona di Torrevecchia (1943-1945), da dove – nei fine settimana- raggiunge la borgata di S. Basilio dedicandosi alle confessioni e alla predicazione.
Nel settembre 1945 viene mandato a Fiumicino come Vice-parroco, cura particolarmente i ministranti e i malati.
Dopo due anni è nuovamente Vice–maestro dei Novizi, questa volta a Gavi, cittadina della provincia di Alessandria, nella diocesi di Genova, dove la sua Congregazione cura un santuario alla Madonna della Guardia.
Dal 1848 al 1851 è Maestro dei novizi a Roma-Torrevecchia, ma ripetutamente chiede di essere esonerato da un servizio che reputa troppo gravoso per le sue spalle.
Nel frattempo si apre un nuovo campo di apostolato proprio a Torrevecchia, dove celebra la S. Messa domenicale nella cappella della borgata, precedentemente tenuta dai PP. Sacramentini. Dal settembre 1952 – terminato il compito di Maestro dei novizi – si dedica interamente ai fedeli della borgata, in qualità di cappellano, insieme a una piccola comunità di cui è il superiore (con suo dispiacere). Si prodiga instancabilmente per venire incontro ai bisogni spirituali e materiali dei fedeli. Organizza e guida per alcuni anni una peregrinatio della statua della Madonna tra le famiglie del quartiere. Intanto si pone la prima pietra della chiesa di S. Cipriano, destinata a divenire parrocchia. La gente spera che proprio lui diventi il parroco, ma la Curia diocesana decide diversamente. P. Battistella si ritira in silenzio, non avendo mai desiderato il ruolo di parroco, anche perché la sua salute comincia a dargli pesanti problemi: una grave artrosi lo costringe a letto e solo pian piano riprende i movimenti, ospitato nella Casa Generalizia.
Nell’aprile 1958 viene mandato in Sardegna, a Cagliari, nella parrocchia di San Bartolomeo, dove continua a riprendersi in salute e svolge il ministero della confessione, della catechesi nell’Azione Cattolica e dell’assistenza ai malati e ai poveri (i baraccati dell’Ausonia). Nel Capitolo Generale del 1959 viene inviato come delegato della Sardegna. Al suo termine fa le vacanze a Molina di Malo e torna in Sardegna.
Nel 1961 è trasferito a Oristano, nella parrocchia del Sacro Cuore come Vice-parroco. Con particolare entusiasmo cura l’Azione Cattolica; spesso è chiamato a tenere conferenze ed Esercizi Spirituali per i giovani seminaristi diocesani. Apprezzato come confessore e direttore spirituale è l’anima delle adorazioni eucaristiche. La salute però continua a tormentarlo. Nel 1963 ha una grave crisi diabetica che lo porta all’ospedale, ma da cui si riprende. Continua nel suo ministero e sogna l’inizio di un ramo femminile della Congregazione FSMI. Ne parla con alcune catechiste dell’Azione Cattolica, che si sentono attratte dalla proposta, sebbene ancora in forma embrionale; è l’inizio delle Missionarie Figlie di Santa Maria Immacolata, un Istituto Secolare in formazione. Nel frattempo però, anche per portarlo più vicino ai centri di cura del diabete, i superiori lo trasferiscono a Fiumicino, dove si reca nel settembre del 1965.
Su richiesta dei superiori predica gli Esercizi Spirituali ai novizi della sua Congregazione e poi inizia il ministero a Fiumicino; ma ormai la sua salute è compromessa.
Il 25 ottobre non riesce ad alzarsi dal letto e il giorno successivo è trasportato al Policlinico di Roma Umberto I, in precoma diabetico. Le assidue cure mediche e l’assistenza dei confratelli valgono a dargli alcuni giorni di sofferente coscienza ma non impediscono a sorella morte di raggiungerlo il 10 novembre 1965.
Il funerale viene svolto a Fiumicino, presieduto dal nipote P. Damiano Meda, con grande presenza di popolo e di clero. P. Giuseppe Battistella riposa nel cimitero di Fiumicino.
La sua vita spirituale è caratterizzata da una profonda umiltà: si riteneva l’ultimo di tutti e desiderava tutti aiutare e servire. Temeva sempre di non essere all’altezza dei compiti affidatigli, e questo – per alcuni versi – poteva creare delle difficoltà nei superiori. Questa virtù si univa a una grande semplicità e schiettezza, che rendevano la sua presenza gradevole ed edificante.
Di carattere gioioso e ottimista, raffinò le virtù contadine della laboriosità e della pazienza con un instancabile impegno ascetico, basato sulla misericordia.
Amare sempre di più Dio e il prossimo era il programma che mantenne costantemente, fino all’ultimo. Questo impegno gli dava gioia, anche nelle sofferenze che – anch’esse – aumentavano. L’amore per le anime e la tenerezza per i peccatori, radicate nell’esempio del Ven. Giuseppe Frassinetti (fondatore dei Figli di Santa Maria Immacolata), hanno in lui accenti di cordiale amicizia e di disinteressata solidarietà.
Impegnato in un dialogo continuo con Gesù, presente nell’Eucaristia, fu un uomo di grande preghiera e di radicale abbandono alla volontà di Dio; diceva: Gesù sa dare molto a chi lo ama, sa dare moltissimo a chi lo lascia liberamente fare.
L’amore alla Madonna bianca (come amava chiamarla per il suo candore verginale) e la fedeltà al Papa, uniti all’imitazione di S. Giuseppe, sono i pilastri della sua devozione.
Innamorato di Dio, sempre pronto a capire e a perdonare i fratelli, felice del suo sacerdozio e della sua vita religiosa amabile nel suo naturale, sorridente nel suo dolore, trascinatore di anime alla santità … così ricordiamo e ricorderemo P. Battistella “piccolo prete” che per la nostra congregazione e per la Chiesa fu una benedizione [Danovaro, 84].